Ce la dobbiamo fare

IMG-20160630-WA0010Di Elisa Bianchi. 

(Domenica tardo pomeriggio)

Non ce la faccio. No no non ce la faccio. Basta! Vorrei chiudere tutto e uscire. Fuori c’è il sole, il cielo è incredibilmente terso e l’arco alpino che incorona Torino fa mostra di sé, in tutta la sua prestanza. Invece resto, ce la devo fare. Mio figlio di cinque anni arriva da me con l’entusiasmo che solamente a quell’età sappiamo regalare al mondo. Vorrebbe giocare e mi invita a seguirlo. Non reagisco subito e allora mi scruta posando i suoi grandi occhi nocciola sui miei, poi abbassa lo sguardo. Con un brontolio mi dice che si era dimenticato che la sua mamma non può più giocare con lui perché ora deve studiare. Ecco. Il senso di colpa mi assale. È un attimo e lo strappo arriva, acuto. L’allegria sembra abbandonare istantaneamente il suo corpo. Sarà egoismo o follia il mio? Forse sto delirando. Però è così. Si gira e va via chiudendo la porta educatamente. Fisso per un po’ la porta chiusa attraversata da un turbinio di emozioni. Poi mi volto, riaccendo il pc, infilo le cuffiette e rimango inchiodata alla scrivania.

Manca poco ormai all’ultimo esame e il tono dei discorsi degli altri compagni di viaggio non è tanto distante dal mio. Raccolgo i loro stati d’animo, empatizzare è semplice: ci scriviamo tutti i giorni, ci leggiamo, ci confrontiamo. Viviamo la stessa esperienza seppur fisicamente lontani.

(Lunedì ore 13 circa)

Mens sana in corpore sano diceva ieri un professore. Ci sto provando. Anche se questi addominali sembrano non finire più e non so se ce la farò. Non devo pensare alla fatica devo concentrarmi su altro. Il master? In fondo l’impegno del master è come quello della palestra. Sforzo fisico e mentale fusi insieme perché se cede uno cede anche l’altro. Potrei quasi improvvisare un’equazione.

M : P = (F x V) : (R x G)

Dove M sta master e P per palestra
F per forum e V sono le videolezioni
R rondella per gli addominali e G guantoni

Devo mollare. Le braccia iniziano a tremare e sento che sta per venirmi un crampo alla coscia destra.
Sul muro davanti a me, che vedo solamente quando smetto di strizzare gli occhi per la sofferenza, c’è un poster in cui campeggia il testo WE DON’T USE MACHINES. WE BUILD THEM. Provo a tradurre dal linguaggio dei body builder al nostro linguaggio di masterizzandi. WE DON’T USE SCIENCE. WE BUILD IT. SO WHAT? Forse un po’ troppo dissacrante. WE DON’T USE SCIENCE. WE COMMUNICATE IT. Questo meglio, certo più piano però più condivisibile…
“Basta!”.
L’istruttore dice che va bene così possiamo smettere e fare allungamento. Incredibile. Questo vuol dire che ce l’ho fatta.
Per ora.

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