Relatività e master

No, stavolta il caro Albert non c’entra niente.

La relatività è una delle cose più importanti che mi ha insegnato il Master, e devo dire che me ne ha insegnate tante, di cose.

Relatività di quali circostanze?

Presto detto: ogni avvenimento è relativo al momento, al come, al  dove e al chi (quasi le 5 w).

Quando il  Master è cominciato io non sono potuto andare al primo incontro in presenza, perché dovevo affrontare un piccolo intervento chirurgico; nulla di che, ma il cambio di ruolo da medico a paziente pesa. Lontano dal mio ospedale (non volevo commistioni) tutti mi chiamavano signor Quintaliani, ma non c’era scampo all’emozione che provavo quando passava la visita, anche se sapevo esattamente cosa sarebbe avvenuto e come.

Relatività: la vita cambia a seconda del ruolo.

Poi il primo appuntamento al Master: indubbiamente cambia la prospettiva.

Sei il più vecchio, professori più giovani di te, risultato così  così, poco feeling,  anche perché due giorni non bastano, ma la sedia dove ti siedi per gli esami scotta. Ma che cavolo, io di solito sono dall’altra parte, sono io che chiedo, sbuffo, faccio smorfie con il viso o sono ironico, o elargisco complimenti e sorrisi. Insomma un bel salto: da docente a discente. Grande esempio del Prof. D’Agostino che ti fa capire come l’intuizione sia una brutta cosa e che in ogni caso tutto possa essere visto anche come relativo.

Poi il terzo appuntamento, forse il più entusiasmante ma con tanta “relatività”.

Perché?

Presto detto: la settimana prima del Master sono stato correlatore per delle tesi di Laurea. Complimenti, parrucconi e giovani che tremano di emozione e di fifa, senza parlare delle famiglie giunte anche da  molto lontano. E due giorni prima ho tenuto una lezione a 250 giovani nefrologi provenienti da tutta Italia: tutti ti considerano e si chiedono che lezione farai e come la farai, sei il professore (one).

Il giorno dopo, ancora con la giacchetta da pinguino, arrivi al Master

Relatività assoluta.

Primo e temuto passo: si sale sopra, Ahi, devi essere interrogato, cosa vogliono?

Anche stavolta tutto è relativo. Non eri tu ad essere il docente di ricerca biomedica su pub Med? E chi è questa simpaticissima e coinvolgente insegnante che ti insegna a usare database primari e secondari, motori di ricerca etc.? Ti siedi, ma cavolo, cosa cavolo hanno queste sedie del primo piano, che bruciano così?

L’esame con la fantastica professoressa Noceti, che già ti ha sconvolto la vita con le sue lezioni,  e’ ancor di più una lezione: teoria ed esperienza snocciolate tra un colloquio e l’altro, ma pure approfondimento, analisi.

Poi scendi, forse ce l’hai fatta a non fare una figura meschina. Stavolta riconosci volti, il ricordo dell’incontro precedente si accende, ti chiamano per nome e tu chiami a tua volta per nome, sembra proprio che ti considerino uno di loro: bene, è quello che speravo e desideravo.

È il momento della votazione, i numeri e i voti vengono elencati uno dopo l’altro. Bresadola è sempre molto professionale, poco incline alle chiacchiere, forse burbero, ma corretto. Silenzio assoluto, tanti ottimi voti, ognuno tiene gli occhi bassi, anche quelli con i voti alti.

Relatività al massimo: quante volte sei tu “il Bresadola” della situazione?

Ma non passa molto tempo che subito c’è la scelta degli argomenti “notiziabili”. Si parla solo di notizie, non di cose vecchie, fritte e rifritte anche se non risolte. Allora ascolti, ti fai un’idea, vedi “sangue e morti” intorno al tavolo (pardon, redazione). A questo punto prendi il coraggio e suggerisci qualcosa a chi pensi ne abbia bisogno,  anche alle fantastiche prime della classe (ohibò!) . Cerchi di dare consigli e materiale. Sono orgoglioso, non sono quindi proprio un pirla piombato fuori casa, mi sento davvero uno studente , un organo vivo in un corpo vivissimo. Emozione e relatività.

La cena nel tavolo degli studenti è un’altra relatività. Che sollievo non essere tra i leader, nei tavoli riservati, lontano dal cuore battente. Ora sono vicino ai colleghi studenti, con i professori e gli invited speaker ad un passo, ma finalmente non sono nel tavolo dei top. Che emozione, un’ altra cosa diversa.

Dopo una notte passata in una camera spartana con letto singolo (a me spesso capitano letti enormi, alle volte anche suite),  e dopo quattro passi nella Ferrara vuota e tranquilla della domenica sotto la pioggia, strade deserte e  vicoli affascinanti,  arrivo alla porta, quella porta dove dietro c’è il mondo, quel mondo nuovo, pulsante ed affascinante, che oramai ho imparato a conoscere. Cosa ci aspetta oggi?

Si lavora, tutti al proprio pezzo. Fabbri sorveglia e pontifica, sbaraglia luoghi comuni e distrugge tanti “ho fatto sempre così”;  ovvio, lo dico sempre anch’io ai miei studenti, ma sentirselo rigirare contro è tutt’altra cosa. Mariasilvia, silenziosa e onnipresente, tiene tutto sotto controllo (e diavolo, non so proprio come faccia con tutte queste mail, thread, forum). Bresadola e’ molto riservato (non sarà forse timido?) ma non gli sfugge nulla, ha occhi ed orecchie bene esercitate ed è molto competente.

Il direttore di Galileo elargisce consigli, suggerimenti, tutti sono in fila da lei; tu si, tu no, forse domani, vedremo.  Speranze, delusioni, timori di non farcela

Assaporo momenti che non pensavo di poter provare, libertà, umiltà , impegno, sana concorrenza, nuovi scenari ed orizzonti

Relatività al Master.

Chi sono quindi? Studente, discente, indeciso?

Non lo so,  so soltanto che sono contento di esserci: professori che sistemano le sedie, che vengono a lavorare (per loro è un lavoro ma forse anche orgoglio) la domenica e il sabato sera, il loro impegno ma soprattutto la passione.

Vedere poi tanti ragazzi (per me sono tutti ragazzi ovviamente, anche perché molti lo sono davvero) così bravi, così impegnati, così seri e ligi al dovere è un messaggio di speranza per me che li vedo da fuori.

La chat whatsapp creata al momento della partenza urla e si riempie con centinaia di messaggi, alcuni di speranza, altri di insicurezza, altri ancora con frustrazioni, impegni e desiderata. Altri confessano le loro paure e i loro sogni ed incertezze per il futuro. quasi quasi mi dispiace per loro, conosco bene il problema; ho due figlie della loro età e li capisco, bravi ragazzi in un paese dove essere bravi e seri non è un elemento di distinzione. Ma sono bravi davvero e sento che ce la faranno.

Il mio futuro è dietro le spalle, io ho fatto carriera, quello che ho fatto ho fatto, sono qui per imparare , per simpatia e passione, per trovare spunti e nuovi orizzonti. Ne ho trovati anche troppi e mi piace, forse mi metterò ancora alla prova quindi, ma non certo per togliere lavoro a nessuno di loro, anzi, se mai dovessero esserci prospettive, saprò chi chiamare.

E alla fine penso che, se il sistema funzionasse dappertutto come qui a Ferrara, allora questo paese potrà avere un futuro; forse anch’io avrò un futuro, per ricordare le giornate passate a Ferrara.

Senza relatività.

Giuseppe Quintaliani

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