I diversi linguaggi della scienza

Ci sono due cose che ho imparato nel nostro secondo incontro a Ferrara il 27-28 febbraio, apparentemente scollegate tra loro, ma unite da un filo sottile: comprendere cosa è una notizia per la divulgazione scientifica è cosa ben diversa dall’individuare un argomento scientifico interessante; per comunicare efficacemente una notizia è necessario destrutturare il proprio linguaggio e adattarlo al tipo di pubblico che la riceve.

Il laboratorio dell’insegnamento “Scrivere di scienza sui giornali” ci ha mostrato la difficoltà di scegliere la notizia scientifica adatta a uno specifico giornale e al pubblico cui si rivolge. Ci siamo trovati seduti intorno a un tavolo, nella nostra riunione di redazione, tentando di spiegare a Michele Fabbri e Daniele Oppo, i nostri docenti e direttori di redazione, come e perché l’argomento che avevamo scelto in una precedente ricerca individuale fosse adatto per TuttoScienze e Salute de La Stampa o per Le Scienze, giornali per cui dovevamo scrivere un pezzo. Sorprendentemente, spesso non ci siamo riusciti.

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Riunione di redazione nella lezione in presenza dell’insegnamento “Scrivere di Scienza sui giornali” a Ferrara: gli studenti presentano le proposte di notizie ai docenti, Michele Fabbri e Daniele Oppo, direttori di redazione.

Ho trovato molto interessante ascoltare le critiche e considerare l’approccio razionale del docente/direttore di redazione, che chiedeva chiarimenti, dissezionava e spesso smontava un argomento, scovava notizie dove nessuno di noi aveva pensato di guardare. E’ diventato subito chiaro come, in pratica, molti di noi (io compresa) non avessero chiara la differenza tra interessante e notiziabile. Una notizia, per essere tale, deve essere vicina al pubblico, intrigare, ammiccare, dialogare con il lettore. Il merito dell’argomento scientifico diventa solo uno dei criteri di scelta della notizia, e d’altra parte la sua capacità di coinvolgere il pubblico acquista un valore fondamentale. Questo necessita di un significativo cambio di punto di vista, cui consegue necessariamente un mutamento di linguaggio.

Un esempio di “traduzione” e adattamento di linguaggio ci è stato proposto nell’attività serale: una ex studentessa del Master, impegnata anche come autrice teatrale, e un altro attore della sua stessa compagnia, hanno recitato alcuni brani da una piece che tratta di scienza in modo leggero, divertente, coinvolgente. Mi sono trovata a sorridere e poi a ridere, osservando le politiche di marketing, escogitate da un computer, per vendere oltre un milione di nani da giardino, e ad osservare divertita il protagonista presentare ai suoi genitori la sua speciale fidanzata. Questo mi ha portato poi a riflettere sui possibili paradossi della tecnologia.

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Valentina Bucci (ex-studentessa del master) e Federico Rosina, della compagnia Ronzinante, mettono in scena alcune parti di “Un giorno di ordinaria tecnologia”, scritto da Valentina Bucci.

Questa scienza non sale in cattedra, non ha lo scopo primario di insegnare, ma vuole soprattutto divertire e, nel contempo, quasi come un effetto collaterale, indurre alla riflessione e alla consapevolezza. Questa scienza non è più noiosa materia studiata sui banchi di scuola, ma diventa parte vibrante della nostra cultura, fonte di domande, curiosità e piacere di imparare. Un cambio di linguaggio e di registro che trasmette l’informazione non più in verticale dall’alto verso il basso, dal professore allo studente, ma in modo orizzontale, tra persone che, poste sullo stesso piano, si interrogano sul futuro della scienza, della conoscenza e della società.

Barbara Zambelli

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