A volte ritornano, anche le energie perdute

L’attesa per questo master è cominciata a luglio, quando si sono aperte le iscrizioni, e si è conclusa meno di due settimane prima dell’incontro iniziale.  Capitava che mi collegassi con un po’ d’ansia per controllare che il numero minimo di iscritti fosse stato raggiunto. Quando ho ricevuto la conferma definitiva, è stato come se si schiudesse qualcosa che era rimasto compresso per anni – da quando, dopo la fine del dottorato, ho capito che piuttosto che “fare” la scienza, avrei voluto raccontarla agli altri, per farne capire le sfide, le meraviglie e gli invisibili legami che essa ha con la nostra realtà.

È stato con un’energia nuova che ho sfidato lo sciopero dei trasporti, mi sono messa su un autobus per Bologna (nonostante io soffra i mezzi su strada) e da lì ho preso il primo treno per Ferrara. Ho comprato quaderni e penne, proprio come facevo da piccola prima dell’inizio dell’anno scolastico, quando ero impaziente di ricominciare. 

I giorni a Ferrara mi hanno fatto capire che avevo imboccato la strada che desideravo. Una strada difficile per arrivare in un posto impervio, l’ambito della comunicazione scientifica; ma non potrò far altro che sentirmi spinta a dare il meglio, come non mi succede da troppo tempo. 

In due giorni le mie prospettive su diversi aspetti della comunicazione della scienza sono mutate, arrivando in certi casi quasi a ribaltarsi, e ho ricevuto alcune idee illuminanti. Mi trovo in mezzo a persone chiaramente sveglie, di tutte le età e di esperienza variegata, ciascuna con il suo percorso di provenienza e con i propri obiettivi. Mi sento quasi in soggezione, e credo che la mia agitazione si noti quando provo a parlare con qualcuno o a rispondere alle domande. Ho sempre l’impressione di dire troppo, o troppo poco, di agitarmi inutilmente e mettermi in imbarazzo da sola. Passerà, penso: ci metto sempre un po’ ad adattarmi in un ambiente nuovo.

Comunque, io adoro camminare e il centro storico di Ferrara è una delizia nonostante il freddo (e sebbene  l’albero di Natale di Murano sia francamente orribile, non me ne vogliano i ferraresi). La sera, gli altoparlanti del centro diffondono musica e sembrano amplificare anche il mio entusiasmo.

Al ritorno a Milano, il corpo lancia segnali di sofferenza, ma la mente ne vuole ancora. Sarà lei ad averla vinta sull’influenza, sul sonno, sul panico che mi coglie quando sbircio il cellulare e mi rendo conto che sono arrivate decine di email dal forum; sarà questa energia ritrovata che mi spingerà a non arrendermi nonostante il periodo intenso ed i centoquaranta compiti in classe corretti finora (e me ne restano altrettanti prima di Natale). 

A chi sta rendendo possibile la resurrezione del mio entusiasmo e di risorse organizzative ed energetiche che credevo di aver perso, sepolte com’erano dalla rassegnazione e dal timore di non poter mai tentare di intraprendere un sogno rimasto troppo a lungo nel cassetto, non posso che dire grazie, per quello che è stato e quello che sarà.

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