Prima giornata a Ferrara

Giorno di apertura del master: la domanda “perché sono qui?” non mi attraversa la mente nemmeno per un secondo. La città che si apre sotto un sole improbabile,  freddo pungente,  biciclette che passano, tutto mi sembra convincente, un’affermazione di coronamento, come di un puzzle in cui tutti i pezzi stanno al loro posto. E anch’io lo sono.

Entro nella sala dell’università dove si svolgerà la giornata di apertura. Ci sono già alcuni miei compagni seduti, si girano a malapena, nell’aria un silenzio carico di attesa, una tensione che sa di aspettative e incertezze. Io sono stranamente gioiosa. A farne  le spese è una ragazza accanto a me costretta a sorbirsi il mio chiacchiericcio da “parlo per non sentire il silenzio”. Sono felice di vedere l’aula riempirsi lentamente di persone come me che, per i motivi più vari, hanno deciso di lanciarsi in questa avventura.

I professori cominciano a raccontare e piano piano l’ansia si fa strada dentro di me; gli obiettivi sono importanti, così come i metodi per raggiungerli, si richiede tempo, dedizione, impegno, una grande attenzione al mondo che ci circonda. Non so cosa pensino i miei compagni, le loro espressioni sono salde, per nulla intimorite, mentre io, a sentire le esperienze dei freschi masterizzati e dei collaboratori del master, comincio a sentirmi un pesce fuor d’acqua.

 

Io e la scienza non siamo amiche di vecchia data: mi ci sono buttata per inseguire una passione infantile, contro tutto ciò che più naturalmente mi è sempre riuscito e contro i consigli della mia buona insegnante di italiano del liceo. Ci ho sguazzato bene dentro, lo ammetto, ma trovarmi in mezzo a tanti professionisti del settore, che con vera dedizione portano avanti la loro attività, quasi mi inibisce.

Ma non c’è nulla che possa annientare il mio entusiasmo in un’impresa a suo modo coraggiosa, che potrà avere tanti effetti, ma quello in cui spero di più è sicuramente recuperare un po’ di fiducia in me stessa e nelle mie capacità, bene essenziale che ho visto drasticamente assottigliarsi subito dopo la laurea. Non ho aspettative di trovare lavoro a tempo indeterminato (parola difficile anche da scrivere) e del resto tutti, in questa prima giornata, ci tengono a sottolineare che col giornalismo (figuriamoci quello scientifico!) non si mangia. Ma sento concreta la possibilità di una svolta, è quasi una premonizione.

Non so che cosa succederà, ma so che è giusto essere qui in questo momento.

Forse i miei compagni condividono questo pensiero, anche se abbiamo storie così diverse che sembra persino strano ritrovarci tutti intorno alla tavola del ristorante dell’Hotel Europa; ma mano a mano che le parole scorrono e suonano insieme al tintinnio delle posate, e ci parlano di noi, dei nostri lavori, delle famiglie, dei nostri luoghi, sento farsi strada l’idea di gruppo.

Mettere insieme le nostre diversità e trasformarle in un percorso condiviso.

Sembra proprio un bell’obiettivo, non solo per il master.

Alice Scuderi

 

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